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La presa in carico del paziente cronico iperteso

VIEST Hotel – Vicenza

Sabato 17 febbraio 2018

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Dai dati di letteratura, “soltanto il 41% dei pazienti aderisce alla terapia. Se si raggiungesse almeno il 70% si potrebbero risparmiare circa 100 milioni di euro in dieci anni per ricoveri ospedalieri”. Questo emerge da uno studio coordinato dal Prof. Francesco Saverio Mennini e condotto dal gruppo di ricerca Ceis – EEHTA della Facoltà di Economia di Tor Vergata, presentato durante la 23° edizione del Congresso dell’European Society of Hypertension svoltosi a Milano dal 14 al 17 giugno.

La nuova riforma sanitaria si concentra sull’integrazione, ospedale-territorio, come percorso virtuoso di gestione dei pazienti, soprattutto di quelli più fragili.
Il nostro è un paese che invecchia, e invecchia rapidamente, e fra le patologie, tipiche della cronicità, quelle cardiovascolari sono tra le più importanti.
Il paziente cronico, rispetto ad alcuni anni fa, non dovrebbe essere seguito in ospedale ma, più appropriatamente, sul territorio.

Il farmaco equivalente potrà aiutare il sistema Sanità, la gestione della cronicità e l’aderenza terapeutica?
Il farmaco equivalente (inizialmente definito “generico”), è stato introdotto nel mercato farmaceutico italiano nel 1995. In questi 20 anni, ha gradualmente visto aumentare le sue prescrizioni da parte dei medici e quindi il suo utilizzo da parte dei pazienti, arrivando a percentuali di impiego superiori al 25% del totale dei farmaci di fascia A. Nonostante ciò, l’Italia rimane uno degli ultimi paesi Europei per uso di questi farmaci, rispetto alle percentuali di impiego in alcune realtà come quelle inglesi e tedesche (dove si raggiunge anche il 70%).
Il farmaco equivalente, inoltre, può essere a tutti gli effetti, una soluzione alla scarsa aderenza dei pazienti alle terapie croniche, che coinvolge, nei soli paesi industrializzati, più del 50% della popolazione.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità “massimizzare l’efficacia degli interventi finalizzati a migliorare l’aderenza può avere un impatto di gran lunga maggiore sulla salute delle popolazioni di qualunque altro progresso terapeutico” (OMS 2003). Ai vantaggi in termini di efficacia e qualità dell’assistenza si aggiungono quelli relativi ai risparmi ottenibili per i sistemi sanitari. In molte patologie croniche, tra cui quelle cardiovascolari, la spesa medica è infatti significativamente più bassa per i pazienti aderenti alla terapia.

L’incontro ha l’obiettivo di affrontare queste tematiche con i principali attori del sistema socio sanitario e di analizzare le possibili soluzioni in termini organizzativi e assistenziali.

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